Una delle mie più grandi passioni è la musica. Credo che in Italia non sia diffusa, a livello popolare, una buona cultura musicale come in altri Paesi e non mi riferisco soltanto alla musica “colta” ma anche alla musica considerata “minore”, “popolare” appunto.
Cercherò, nel mio piccolo, di trasmettere anche ai miei lettori questa mia passione con particolare riferimento alla cosiddetta “musica leggera” analizzando di volta in volta un periodo storico o un autore o una canzone. Spero di fare cosa gradita. Devo precisare che, ovviamente, ogni giudizio su musiche ed autori è dettato dal gusto personale anche se non posso esimermi dal far notare che chi concorderà con codesti giudizi sarà certo di saper discernere tra buona musica e spazzatura musicale.
Per aiutarmi nell’impresa mi avvarrò, oltre che di conoscenze personali, della splendida opera di Gianni Borgna “Storia della Canzone Italiana”.
E come in ogni storia è bene cominciare dall’inizio.
Sul mare luccica
l’astro d’argento
placida è l’onda
prospero è il vento.
Venite all’agile
barchetta mia…
Santa Lucia!
Santa Lucia!
Santa Lucia, scritta da Enrico Cossovich e Teodoro Cottrau nel 1848, può essere considerato il primo brano della storia della canzone italiana, per due motivi: è scritta in italiano, un italiano letterario ma prossimo ai modi del parlato; ha la forma della canzone (in bilico tra una villanella o una serenata e la tradizione musicale colta).
La canzone in lingua italiana riuscirà ad affermarsi definitivamente soltanto alla fine dell’Ottocento. Fino ad allora, a parte rare eccezioni come Addio a Napoli (1868 ) ancora di Teodoro Cottrau, andava per la maggiore la canzone dialettale e, ovviamente, a farla da padrone era la canzone napoletana a cui dedicherò la prossima puntata.
Antonio Mansi
