I Postulati della Comunicazione - Parte 3

22 05 2008

Ed eccoci alla 3a ed ultima puntata con gli assiomi della comunicazione. Non insisterò mai abbastanza nel dirti che è molto importante che tu acquisisca una certa padronanza con essi; è bene che tu riesca a gestirli in ogni momento, che tu possa riconoscerli quando sono in azione, affinchè tu possa utilizzarli a tuo vantaggio in ogni momento della vita. Ed ora passiamo agli ultimi due postulati:

4. In ogni comunicazione vengono utilizzati linguaggi analogici e linguaggi digitali (o numerici).

I linguaggi analogici sono quelli che conservano una certa somiglianza (analogia) tra il significante (il segno) e il significato (ciò che il segno vuole esprimere) e di solito possono essere espressi su una scala continua. Un esempio è rappresentato dal linguaggio dei segni: se noi volessimo indicare con le nostre mani quanto grande è una palla non dovremmo far altro che porre le mani una di fronte all’altra con le dita leggermente piegate a ricordare appunto una palla (somiglianza); per esprimere la grandezza non dovremmo far altro che avvicinare o allontanare tra loro le mani (scala continua).

I linguaggi digitali (o numerici), invece, non presentano alcuna somiglianza tra il significante e il significato e di solito sono espressi su una scala discreta. Un esempio è rappresentato dal linguaggio parlato o scritto: le parole infatti sono un insieme di segni che non hanno nulla in comune con ciò che vogliono significare; se ad un cinese diciamo “cavallo” non immaginerà mai che ci stiamo riferendo ad un equino! Inoltre se volessimo indicare un cavallo più grande o più piccolo non possiamo aumentare o diminuire la grandezza dei caratteri della parola ma dobbiamo aggiungerci un aggettivo (scala discreta).

5. Una comunicazione può essere o simmetrica o complementare (asimmetrica).

Una comunicazione si dice simmetrica se tra gli interlocutori vi è una posizione paritaria; si dice complementare (o asimmetrica) se uno degli interlocutori è in una posizione subalterna rispetto all’altro. Attenzione a non confondere i ruoli professionali o sociali, e dunque le relazioni che si instaurano tra due persone per questioni di status, con i ruoli rivestiti all’interno di una comunicazione. Non è detto infatti che ad una relazione professionale o sociale simmetrica (o complementare) corrisponda una relazione comunicativa simmetrica (o complemetare). Tra madre e figlio per esempio il più delle volte ci sarà una relazione asimmetrica (almeno fino a quando il figlio è piccolo) poiché il figlio tenderà a fare tutto ciò che la madre gli dice; ciò non esclude che un giorno (quando il figlio sarà cresciuto) la relazione possa diventare paritaria e dunque simmetrica e i due dovranno negoziare ogni volta il da farsi. Addirittura potrrebbe capovolgersi e ridiventare nuovamente complemetare ma questa volta è la madre ad avere una posizione subalterna rispetto al figlio (per esempio quando diventa anziana).

Processi simili a quello che abbiamo visto accadono ogni giorno tra capi e sottoposti, tra insegnanti e alunni, tra marito e moglie ecc.

Eccoti ora a disposizione tutti e 5 i postulati della comunicazione. Su queste basi costruiremo tutte le “lezioni” che seguiranno nei prossimi articoli sulla comunicazione efficace, sul linguaggio del corpo e simili.

Torna a trovarmi!

Antonio Mansi.


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