Oggi quasi tutti si dichiarano democratici indipendentemente dalle loro opinioni politiche, dunque pare ovvio che non si può parlare di una idea univoca di democrazia ma di tante idee di democrazia che si sono succedute durante la storia e che continuano a convivere nel nostro pianeta al giorno d’oggi.
Se, cercando di trovare un significato originario, volessimo riferirci all’etimo della parola, non avremmo ugualmente vita facile: demokratia è infatti parola greca composta da demos (popolo) e kratos (governo) e dunque significa “governo del popolo”; quest’ultimo potrebbe sembrare un concetto privo di ambiguità ma le apparenze ingannano. Cosa si intende infatti per “popolo”? E per “governo”? E per “governo del”?
Iniziamo dal popolo: chi dobbiamo includere nel popolo? Quale tipo di partecipazione dobbiamo prevedere? Quali condizioni favoriscono la partecipazione?
Passiamo al governo: quanto grande dev’essere la sua sfera di azione? Qual è il settore appropriato dell’attività economica? Se il governo deve includere il politico che significato assume quest’ultimo? La legge e l’ordine? Le relazioni tra stati? L’economia? La sfera familiare e/o privata?
Il “governo del” implica l’obbligo di obbedire? Si deve obbedire ai governi del popolo? E a chi non vuole partecipare cosa succede? In quali circostanze le democrazie hanno il diritto, se mai lo hanno, di far ricorso alla costrizione contro una parte del popolo o contro coloro che sono al di fuori della sfera del governo legittimo?
E non sono solo questi gli interrogativi che hanno attanagliato filosofi, sociologi e politologi dai tempi dell’antica Grecia fino ai nostri giorni.
E’ da sottolineare come ad accompagnare la storia della democrazia ci sia sempre stata una storia dei tentativi di limitare il significato di “popolo” a gruppi più o meno ampi: i proprietari, i bianchi, le persone istruite, i maschi, gli adulti, ecc.
Lively ha sintetizzato le diverse concezioni relative al “governo del popolo”:
· Tutti dovrebbero governare, nel senso che tutti dovrebbero essere coinvolti nell’attività legislativa, nelle decisioni sulla politica generale, nell’applicazione delle leggi e nell’amministrazione pubblica.
· Tutti dovrebbero essere coinvolti personalmente nei fondamentali processi decisionali, cioè nelle decisioni che riguardano le leggi generali e le materie di politica generale.
· I governanti dovrebbero essere responsabili nei confronti dei governati; essi, in altre parole, dovrebbero essere obbligati a giustificare le proprie azioni di fronte ai governati ed essere amovibili da parte di quest’ultimi.
· I governanti dovrebbero essere responsabili verso i rappresentanti dei governati.
· I governanti dovrrebbero essere scelti dai governati.
· I governanti dovrebbero essere scelti dai rappresentanti dei governati.
· I governanti dovrebbero agire nell’interesse dei governati.
Tutte queste posizioni derivano dai differenti principi di giutificazione della democrazia che via via sono stati ritrovati in uno o in più dei seguenti valori: uguaglianza, libertà, sviluppo morale dell’individuo, interesse comune, interessi privati, utilità sociale, soddisfazione dei bisogni, efficienza delle decisioni.
Proviamo a riflettere su tutto questo. Poi guardiamo alla nostra democrazia. C’è veramente una qualche forma di “governo del popolo”? O forse la democrazia è divenuta l’ennesima maschera di un “governo sul popolo“?
Antonio Mansi